La sopravvivenza ai nostri giorni

L’arte della sopravvivenza è un sapere innato che ci accompagna fin dalla notte dei tempi. Oggigiorno le tecniche di sopravvivenza sono apprese da moltissimi appassionati in tutto il mondo. Si spera ovviamente di non avere mai la reale necessità di metter in campo tali competenze al di fuori di un’esperienza programmata…

Ma questa passione, in effetti, cosa può insegnarci nella vita di tutti i giorni?

E quale insegnamento più profondo si porta dietro?

In genere quando si parla di “tecniche di sopravvivenza”, immaginiamo scene da film dove a seguito di una calamità naturale, qualche superstite riesce a scappare con delle abilità incredibili.

Ma quanto c’è di vero nell’immaginario collettivo?

E scappare è davvero la scelta da fare in questi casi?

Scongiurato il pericolo, i manuali di sopravvivenza consigliano fin dalle prime pagine di stabilirsi nell’ambiente e di pianificare a mente calma il ritorno verso casa. Si recupera tutto ciò che si riesce a trovare, rami caduti dagli alberi, foglie, ciottoli dai fiumi, mentre la mente si focalizza sul come costruire ciò di cui abbiamo bisogno con le poche risorse a disposizione. Le difficoltà in un certo senso, stimolano la creatività. Imparare a familiarizzare con il territorio ed entrare in sintonia con ciò che ci circonda è fondamentale, se si vuole sopravvivere. In momenti come questi si riscopre l’essenziale, ciò che davvero separa l’utile dal superfluo. Si inizia così a ragionare secondo una logica diversa, una logica a cui non siamo più abituati.

Abbiamo perso infatti il contatto con la natura. La maggior parte di noi vive in un centro urbano, ma le esigenze restano le stesse per ogni essere umano: l’approvvigionamento ed il consumo delle risorse. Questa è una legge naturale che non cambierà mai. Il punto è che abbiamo reso il nostro ambiente un posto ostile. Stiamo usurpando tutte le risorse della Terra e la stiamo ringraziando di ciò che ci offre producendo spazzatura ed inquinamento. Persino i nostri antenati verso la fine del Mesolitico iniziarono a capire l’importanza della rigenerazione delle risorse. Si resero conto che era molto più conveniente dedicarsi all’agricoltura risparmiando dei semi da piantare, più che scappare da un territorio all’altro alla ricerca disperata di cibo. Iniziavano così a costituirsi le prime forme di società fondate sull’agricoltura, dando inizio al Neolitico. Appare evidente che misero in atto delle tecniche di sopravvivenza più evolute, in cui tra l’altro si denota un senso di comunità più affermato.

E noi?

Noi stiamo contravvenendo ad ogni principio della sopravvivenza e lo stiamo facendo in massa, ognuno individualmente. Siamo diventati schiavi del nostro personale egoismo. Lo sfruttamento intensivo delle risorse si sta alla fine ritorcendo contro l’uomo, è per questo che quando accendi la TV non si fa altro che parlare di cambiamento climatico, danni ambientali etc… Siamo giunti ad un punto critico. Ad avvertirci sono gli studiosi di tutto il mondo… Se le cose non cambieranno, presto ne pagheremo seriamente le conseguenze.

Cosa possiamo fare per impedire che la situazione degeneri ulteriormente?

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”
– Mahatma Gandhi

Un buon inizio alla portata di tutti potrebbe essere quello di ridurre al minimo gli sprechi e di non lasciarsi abbindolare dalle logiche consumistiche. La maggior parte dell’inquinamento viene prodotto per negligenza e neanche ce ne rendiamo conto. Prendete in considerazione l’idea di riutilizzare ogni cosa prima di buttarla via. Alla fine è il succo di ciò che insegnano i manuali di sopravvivenza: gestire le proprie risorse con creatività ed intelligenza, per… Sopravvivere.

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